La tradizione storica delle coppiette è secolare. Al tempo dell'antico Ghetto a Roma, le coppiette venivano vendute nell
CURIOSANDO - La tradizione storica delle coppiette è secolare. Al tempo dell’antico Ghetto a Roma, le coppiette venivano vendute nelle osterie romane , servite in cesti di paglia, per incrementare la sete degli avventori.
I venditori ambulanti, detti “coppiettari”, passando per le strade della città al grido “coppiette!” le offrivano ai passanti accompagnandole ad un bicchiere di vino.
CORATELLA della NONNA RINA
Coratella si intende l’insieme delle interiora dell’abbacchio che vanno dalla trachea ai polmoni insieme al cuore, al fegato, alla milza ecc.
Ricetta:
Prendere una coratella di agnello, lavarla bene e tagliarla a tocchetti.
Nell’olio di oliva fate appassire uno spicchio d’aglio tritato e 2 o 3 cipolle grandi affettate fini, aggiungervi i pezzi di coratella avendo cura di iniziare con il polmone poi dopo qualche minuto il cuore e per ultimo il fegato e la milza.
lasciateli cuocere con coperchio fino a quando quasi tutto il liquido rilasciato dalla carne non si sarà asciugato. Aggiungete anche il peperoncino, regolate di sale e versare un bicchiere di vino bianco secco. Mescolate di tanto in tanto .
La coratella non va servita troppo asciutta; al termine della cottura deve rimanere un sughetto che verrà utilizzato sia per umettare la carne, che per fare “la scarpetta” (intingerci il pane) solo e RIGOROSAMENTE con le mani . Chi vuole rispettare il galateo è meglio che non mangi la coratella.
DORO WOT E SEGA’ WOT
(da ricetta di Abeba, la mia carissima e mai dimenticata mamitè di Addis Abeba)
Ingredienti per 6 persone: 1,5 kg di pollo, 2 cipolle affettate, 2 spicchi d’aglio schiacciati, 500 g di pomodori pelati, sale, 100 g di vino bianco secco, 3 cucchiai di berberè (una mistura di peperoncino, aglio, chiodi, di garofano, coriandolo, ginger fresco), 6 uova sode.
Tagliate il pollo in piccole porzioni (io uso anche i petti di pollo). Mescolate la cipolla affettata con l’aglio e fatela appassire in una teglia antiaderente tenendo il fuoco basso per 2 o 3 minuti. Unite il vino e il berberè. Se non sopportate il “piccantissimo” diminuite la dose del berberè. Cuocete per altri 4 o 5 minuti, finché la salsa non sia diventata cremosa, poi unire i pomodori pelati. Aggiungete il pollo e dopo 15 minuti le uova sode private del guscio e bucherellate con la forchetta. Aggiustate il sale. Mettete il coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per ancora mezz’ora. Se la salsa si addensa troppo diluite con un bicchiere d’acqua.
Si serve con l’injera, ma a me piace molto con un contorno di riso pilaf, o col couscous. SEGA’ WOT O ZIGHINI’
In una teglia fate appassire 1 cipolla e 2 spicchi d’aglio tritati, aggiungere poi 3 cucchiai di berberè, 1 bicchiere di vino secco (o acqua) e sale. Fate restringere lentamente, poi aggiungere 500 grammi di pomodori pelati ed eventualmente un altro bicchiere d’acqua. Continuare a sobbollire per 1/4 d’ora, poi aggiungere ½ kg di manzo a cubetti piccoli. Finire di cuocere per circa un’ ora, finché la carne è cotta e il sugo ristretto. Servite sopra l’injera.
Le buone maniere del luogo insegnano che questo piatto va mangiato rigorosamente con le mani. Si stacca con tre dita un pezzo di injera, fino a farne un piccolo fazzoletto, si poggia delicatamente sui pezzettini di carne e poi, stringendo i quattro polpastrelli, si fa in modo di pescare uno o più pezzettini di carne, lo si imbeve di salsa e, finalmente, si porta il tutto alla bocca.
L’injera è il pane etiope. Assomiglia ad una grossa crêpe grigia, un po’ spugnosa, dal forte gusto acidulo che si spegne sotto le vampate piccanti del berberè.