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Gli Ebrei E S. Daniele

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CURIOSANDO - GLI EBREI E S. DANIELE

Fin dal basso Medioevo S. Daniele ebbe un nucleo ebraico che prosperò con alterne vicende fino alla guerra del 1915/18. Tracce certe della loro presenza, prima dell’Era Volgare, si trovano in Aquileia, mentre a Cividale esse risalgono al 1200.

Il primo insediamento ebraico stabile a S. Daniele è del 1548, anno in cui fu concessa a Simone ebreo del fu Benedetto, la possibilità di aprire un banco di prestiti nella città. In questo particolare momento di crisi economica che pervade il Friuli, la necessità di prestiti in denaro diviene esigenza di tutte le classi sociali.

In seguito altre famiglie si unirono a quella di Simone; nell’immigrazione l’ebreo conduceva con sé familiari, dipendenti ed un socio, seguito a sua volta dalla propria famiglia, cominciando a formare il primo nucleo della Comunità.

Il Consiglio Laterano, che aveva portato gli ebrei ad occuparsi del prestito di denaro ad interesse, aveva loro precluso il lavoro agricolo (non potevano possedere terreni), limitando le possibilità di sostentamento ai proventi di attività commerciali ed artigianali. Inoltre i primi ebrei giunti a S. Daniele erano colpiti da tasse di ogni genere, quali quelle di viaggio, di commercio, di matrimonio, nascita e morte. Tuttavia alcune professionalità e competenze ebree erano molto apprezzate dai cristiani, come ad esempio la professione del medico.

Agli inizi del 1700 la Comunità sandanielese si trovò a vivere i momenti di maggiore fortuna: nel 1714 fu eretto il Monte di Pietà e fu interdetto il banco dei prestiti su pegno agli ebrei. Pertanto l’operosità si riversò in nuovi settori quali l’oreficeria e la produzione della seta, tanto da raggiungere un livello di ricchezza tale da consentire loro di avere una voce nella politica della città.

Come si deduce da suppliche inviate alla Comunità, gli ebrei potevano inoltre commerciare cavalli, bovini ed altri specie di animali sia nelle proprie case che in appositi locali, ad esse esterne. Nelle loro botteghe vendevano qualsiasi tipo di merci, i cui prezzi erano controllati rigidamente dalle autorità. In caso di scorrettezza, il venditore veniva punito con una multa, la confisca dei prodotti e l’allontanamento dall’attività per almeno tre anni.

Nella cittadina collinare gli ebrei non vivevano in un vero e proprio ghetto, abitavano al centro dei vari borghi. Essi, però, avevano l’obbligo di portare sull’abito un segno ovale di tela gialla e di indossare un cappello nero contornato da una cordicella gialla; naturalmente alcune persone di spicco della comunità erano esentate da tale obbligo.

Un rabbino curava l’istruzione e l’avviamento alle pratiche religiose.

L’autorità suprema della comunità era rappresentata da un’assemblea generale (Kahal godol), composta dai capi famiglia del gruppo. Rabbini e studiosi godevano di grande stima. Le assemblee erano presiedute dai capi (Parnasim), che formavano i Vaad Katon o Consiglio deliberativo, eletti ogni due anni con la funzione di svolgere i rapporti della comunità con l’esterno.

Gli ebrei di S. Daniele, come quelli delle altre comunità friulane, seppellirono per lungo tempo i propri morti nel Cimitero di Udine finché, rimasto chiuso nella nuova cinta muraria, divenne inutilizzabile.

Nel 1733 Joel Luzzato, a nome della comunità, chiese al Consiglio dei Dodici un terreno dove poter seppellire i morti. La domanda fu accolta e il 14 febbraio 1734, venne deliberata la locazione di un luogo solitario, in località Comigne, lungo le sponde del torrente Ripudio. Il contratto di affittanza, oltre a fissare il canone di affitto, impose norme rigide per le sepolture, che riguardavano il rapporto tra cerimoniale ebraico e religione ufficiale, e limitavano l’uso del cimitero ai soli ebrei residenti nel territorio comunale.

La comunità a più riprese tentò di ottenere delle migliorie; le assidue richieste permisero di ottenere nel 1752 l’affrancamento dell’affitto del cimitero ed il seppellimento dei morti indipendentemente dalla loro provenienza.. Il cimitero è attualmente attivo

Nel corso del ‘900 mano a mano la Comunità ebraica si smembra e si disperde e dopo la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, i beni di maggior pregio custoditi nella sinagoga vengono mandati nella nuova patria. In seguito, negli anni ‘60, l’edificio, abbandonato a se stesso, viene demolito per far posto a nuove abitazioni.

RADICCHIO FARCITO CON PETTI DI POLLO

Alcuni storici ritengono che il radicchio sia una pianta di origine orientale, introdotta nei territori della Repubblica di Venezia verso la fine del Quattrocento e coltivata per la prima volta nella provincia di Treviso a partire dal XVI secolo. Assunse importanza commerciale verso la metà del XIX secolo. Dagli anni 60 in poi, la coltivazione di radicchio rosso si diffuse in altre regione d’Italia Occorre quindi un cespo di radicchio rosso e fettine sottili di petti di pollo che avrete lasciato macerare una notte in un composto di: olio, vino bianco, sale, pepe, rosmarino e salvia tritata. Aprire il cespo al centro e inserire le fettine, ricomporre il radicchio e legarlo con dello spago fine in modo che durante la cottura non esca la carne. Spruzzate il preparato con vino bianco e fatelo cucinare al forno per 40-50 minuti. Ottimo sapore e buona presentazione, farete un figurone! (Ricetta dell’amica Romagnola)

RIFREDDO DI TACCHINO CON SPINACI

Si uniscono le fette di petto di tacchino una accanto all’altra in un’unica fetta, cucendole con ago e filo(si possono usare anche gli stuzzicadenti). Aggiungere sale, pepe, uno strato di spinaci insaporiti con la cipolla, uno strato di pistacchi (facoltativo), e si arrotola. Insaporire con sale e pepe e avvolgere il rotolo con una rete, oppure legare con lo spago (cucire i bordi con ago e filo), formando un grosso salame.

Si può cucinare lessato in poca acqua, quindi si lascia raffreddare nel suo brodo, oppure arrosto aggiungendo olio e mezzo bicchiere di vino.

ROAST BEEF ALL’INGLESE

Fate rosolare a fuoco lento per qualche minuto nell’olio di oliva.poi adagiatevi sopra la carne e fatela scottare su tutta la superficie girandola con un cucchiaio di legno senza bucare la carne durante la cottura. Salate, condite e mettete il tutto in forno caldo per 15 minuti a 250°.

Trascorsi i 15 minuti, irrorate il vostro roast beef con il vino rosso per poi richiudere il forno per altri 15 minuti.

Se volete che la carne si colori di più nel centro, potete continuare la cottura per altri 10 minuti circa.

SCALOPPINE VERDI

Ingredienti per 4 persone: 4/6 scaloppine di vitello, oppure fette di tacchino - 3 cucchiaiate colme di olive verdi snocciolate e tritate non troppo finemente insieme a 1 cucchiaio di capperi - 1 abbondante ciuffo di prezzemolo - poco brodo di dado - 2/3 spicchi di aglio - sale - pepe - farina - olio.

Esecuzione: infarinare le fette di carne; in una larga casseruola rosolare per qualche minuto nell’olio le olive tritate insieme ai capperi e aglio. Unire le fettine infarinate, sale e pepe, e cuocere a fuoco basso per circa 10 minuti, girandole una sola volta. Se necessario aggiungere un po’ di brodo. A cottura ultimata cospargere di prezzemolo tritato e spengere il fuoco, lasciando riposare la pietanza per pochi minuti a tegame coperto prima di servire.

SCALOPPINE AL MARSALA

Si friggono leggermente nell’olio caldo le fettine infarinate, quindi si aggiunge il sale e un bicchiere abbondante di Marsala. Lascia evaporare per qualche minuto e servire ben caldo

✓ verificatoPresenza ebraica a San Daniele documentata dal 1523. Date e ricostruzione (banchi prestiti, sinagoga 1731, cimitero 1734-35, famiglia Luzzatto, espulsione 1777) sostanzialmente confermate. Cifra 1548 leggermente posticipata rispetto al 1523.
Fonti: