Il the è originario della Cina dove l'abitudine a consumarlo risale a circa 5000 anni fa. Nel medioevo, gli arabi ne int
CURIOSANDO: Il the è originario della Cina dove l’abitudine a consumarlo risale a circa 5000 anni fa. Nel medioevo, gli arabi ne introdussero l’uso nel loro vasto impero e ancora oggi il the si consuma in tutto il mondo arabo. Un antico proverbio beduino dice: Un bicchiere di the è niente, due bicchieri è da poveri, tre vanno bene, quattro fanno piacere, cinque sono proibiti, sei sono meglio di tre.
VOV
Ingredienti per 4 persone: ½ litro latte, ½ kg zucchero, 6 tuorli, scorza di limone, 1 vanillina, 1 hg alcool per dolci, 1 hg marsala secco
Preparazione: bollire il latte con la scorza del limone e metà zucchero per 5 minuti. A parte sbattere i tuorli col rimanente zucchero, poi unire gli altri ingredienti.
Fate raffreddare e passatelo al setaccio in bottiglie che conserverete in un luogo fresco e buio , meglio se in frigorifero. Il Vov casalingo ha una scadenza: è preferibile non consumarlo oltre i due mesi dalla preparazione. E’ pur vero che l’alcool presente aiuta la conservazione ma, a differenza dei prodotti commerciali, il nostro Vov non contiene conservanti e quindi la prudenza non è mai troppa. Prima di assaporarlo, ricordatevi di agitare bene la bottiglia del liquore per miscelarlo a dovere.
VOV PER I RAGAZZI
Ingredienti: ½ litro latte, ½ kg zucchero, 6 tuorli, scorza di limone, 1 vanillina, 50g alcool per dolci, 50g marsala secco
Stesso procedimento
STORIA - Le origini sono incerte, ma l’invenzione del vov risale al 1840 ed è attribuita ad un pasticciere di Padova, specializzato nella produzione di torrone dove l’ingrediente principale era l’albume. I tuorli rimanevano quindi inutilizzati e, per non sprecare questo avanzo, l’intraprendente pasticciere vi aggiunse del marsala e dello zucchero, inventando la ricetta del liquore.
A questo liquore viene dato il nome VOV (modificando il termine dialettale veneto di Vovi - uova).
Il fabbricante di torroni porta il suo VOV alla corte di Vienna e ottiene un successo così grande che gli Arciduchi gli conferiscono un solenne brevetto con l’aquila a due teste.