L’albero del noce, probabilmente originario dell’Asia centro-occidentale, trovò sicuramente terreno favorevole anche in
CURIOSANDO - L’albero del noce, probabilmente originario dell’Asia centro-occidentale, trovò sicuramente terreno favorevole anche in Europa tanto che Greci e Romani ne fanno menzione come Glans Jovis , ghianda di Giove, mentre Linneo , successivamente, lo classificò come Juglans regia .
Già nel Medioevo si attribuivano alle noci straordinarie virtù terapeutiche e la raccolta, a tale scopo, avveniva proprio nel “tempo balsamico” (fine giugno) , quello dei frutti immaturi, ideali per l’infusione poiché sono ricchi di tannino, di oli essenziali, di principi attivi e vitamine.
PONCE ALLA LIVORNESE
Ingredienti per 4 persone: 120 g di rum fantasia livornese (dove trovarlo? nel livornese!!!!! se vuoi il ponce organizzati e fai la scorta) - 4 caffè ristretti e bollenti - 4 cucchiaini di zucchero - scorza di limone
STORIA - E’ una bevanda alcolica che nasce nella Livorno del Seicento/Settecento.
A differenza del punch inglese dove tè o acqua bollente veniva unito al rum delle Antille, il ponce alla livornese prevede l’uso di caffè concentrato e del rum fantasia (” rumme ” per i livornesi), un’invenzione locale costituita da alcol, zucchero e caramello di colore scuro, a volte aromatizzato con un’essenza di rum.
Tutti i mali del momento erano curati con il ponce, malaria, colera, tisi, tracoma, grazie ai suoi cinque ingredienti: caffè, stimolante del cuore e del sistema nervoso; rumme , residuo fermentato della canna da zucchero che, insieme allo zucchero, trasmette energia e tono immediato; limone, apportatore di vitamina C e mastice o cannella aromatica. Si effettuava una preventiva bollitura del caffè macinato in una pentola piena d’acqua, da cui si otteneva un infuso che veniva poi filtrato con un panno di lana e immesso nella caffettiera. Al caffè che usciva dalla macchina veniva poi aggiunto con un misurino il ” rumme ” o la “mastice”, un liquore di semi di anice verde macerati in alcol (tipo mistrà).
Varianti del ponce classico erano il “mezzo e mezzo”: un caffè corretto con una mistura di rum e mastice, e il “ponce americano” aromatizzato all’arancia.
Nella sua versione originale, il ponce è praticamente scomparso negli anni cinquanta. Anche se gli ingredienti fondamentali sono sempre rumme e caffè (ristretto), ora vi si aggiunge una scorza di limone (denominata “vela”), poi col beccuccio del vapore della macchina espresso si porta la mistura ad ebollizione e si serve immediatamente. Al posto del rumme da solo si può usare anche un mix di rumme e cognac o rumme e sassolino: il giusto dosaggio del liquore si ottiene usando come riferimento il bordo superiore dei semicerchi che si trovano alla base del bicchiere.
La torpedine è una versione “rinforzata” del ponce: si effettua aggiungendo alla polvere di caffè una puntina di zenzero. Il risultato è un ponce particolarmente forte. Si trova ancora nei bar vicino al porto e viene usato dai pescatori per scaldarsi dopo una notte passata all’umido. Ma il tempio indiscusso di questa bevanda è il Bar Civili di Via del Vigna
Il ponce viene servito nel gottino, il tipico bicchierino largo e basso di vetro piuttosto spesso. Generalmente lo si beve (sempre caldo bollente) a fine pasto.
Se non volete scottarvi le dita tenete il bicchiere alla base che, essendo di vetro doppio, rimane freddo. E qua non posso evitare la battutaccia livornese che dice: “Se non volete bruciarvi le dita prendetelo per il culo: a Livorno è l’unico che ve lo permetta”… hem …scusatemi tanto!