La palma da dattero è coltivata da più di 4000 anni nella regione della Mesopotamia tra il Tigri e l’Eufrate. Solo nel M
CURIOSANDO - La palma da dattero è coltivata da più di 4000 anni nella regione della Mesopotamia tra il Tigri e l’Eufrate. Solo nel Medio Evo ha inizio la sua diffusione, con gli arabi che la portarono nelle regioni calde del sud e dell’est della penisola iberica. In seguito, con i conquistatori spagnoli, raggiunse l’America. La palma da dattero è una pianta ricca di significati simbolici: la sera di Rosh ha Shanà è uso antichissimo, già testimoniato nel Talmud, di mangiare il “tamàr”, la cui radice ha il significato di “terminare”; per gli Egiziani era un simbolo di fertilità; per i Greci fonte di fortuna e prosperità; gli antichi romani usavano donare un ramo di palma agli attori più bravi, agli aurighi e ai gladiatori . Si narra che l’imperatore Augusto amava moltissimo i datteri e la prima palma nata a Roma ebbe origine da un seme gettato dalla mensa dell’imperatore.
Nei paesi mediorientali questa pianta è ancora oggi preziosa per i suoi molteplici impieghi: i frutti nutrono i popoli nomadi durante le traversate nel deserto, per questo sono denominati “nettare del deserto”, le sue foglie sono utilizzate per costruire capanne, panieri, cordami, cappelli e stuoie. Da essa si ricava, una volta fermentata la sua linfa, anche il “vino di palma”.
Sono fra i frutti più ricchi di minerali: grandi fornitori di potassio, ferro, magnesio, fosforo e calcio oltre a rame, zinco e manganese. Contengono inoltre le vitamine del gruppo B, soprattutto B1, B2, e B6.
100 grammi di datteri sono in grado di fornire circa l’11% del fabbisogno calorico giornaliero di un adulto che svolge un’attività fisica media. Ottimi negli stati di convalescenza e per contrastare la decalcificazione ossea , molto utili per gli adolescenti, le donne in gravidanza e in allattamento e gli anziani non diabetici. Al contrario, però, forniscono pochissime proteine, e sono adatti quindi nelle diete ipoproteiche quando è necessario ridurne l’assunzione come nei casi d’insufficienza renale. Secondo la tradizione, questi frutti possono avere un effetto terapeutico per l’infiammazione delle vie respiratorie: basta cuocerne in 1/2 litro di latte 100 grammi per alcuni minuti e aggiungere un cucchiaio di miele. Si ottiene un efficace effetto benefico per le vie respiratorie. Il succo detto anche “miele di dattero” può sostituire burro e zucchero in cucina: si ottiene frullando i datteri fino a ottenere una crema (aggiungendo poca acqua) da conservare in frigorifero. La polvere dei noccioli e’ usata in fitoterapia.
DICTINOBIS
Ciambelline di Kippur (tradizione ebraico/romana)
Ingredienti: 60 g di lievito, 180 g di farina, 100 g di zucchero, scorza di limone grattata, 2 uova, olio, cannella e vaniglia.
Si scioglie ben bene il lievito con un po’ di acqua calda e olio, quindi s’impasta con 180 g di farina. Si copre e si lascia lievitare per qualche ora. Quando è cresciuto si aggiunge mezzo bicchiere d’acqua, lo zucchero, le uova intere, altro olio, un po’ di vaniglia, scorza di limone e farina messa a poco a poco, abbastanza per ottenere una pasta molto morbida e liscia. Si formano delle ciambelline che si lasciano lievitare circa 3 ore (dipende dalla stagione). Quando sono cresciute il doppio si friggono nell’olio e si servono spolverizzate di zucchero.
DOLCETTI DI NOCI
Si prepara un impasto con: 3 etti di noci sgusciate e macinate, 1 cucchiaio di zucchero, 1 chiara d’uovo montata a neve molto soda.
Si formano delle palline e si passano nel cacao dolce.
DOLCETTI ROSETTE
Si mescolano 250 g. di burro con 100 g. zucchero a velo, 200 g. nocciole tritate finemente (o noci, o mandorle), 400 g. farina (oppure 450 g. farina e 1 tappo abbondante di liquore a piacere). Si formano delle palline leggermente schiacciate al centro e si cuociono in forno (devono rimanere bianchi). Si possono poi spolverizzare di zucchero vanigliato.
FRATI
Il frataio di Livorno è una sacra istituzione che risale agli inizi del 1900. Chi passa per piazza Cavallotti non resiste alla tentazione di fermarsi alla friggitoria che spunta sull’angolo della piazza per comprare un bel frate caldo o un bombolone ripieno di crema o cioccolata. Il frate non è una invenzione livornese, è il fratello del più famoso (forse) krapfen, ma il nostro ha una sua forma e il suo nome: è rotondo come una ciambella e assomiglia alla chierica dei frati, da cui l’appellativo.
Esecuzione - La sera si fa il primo impasto con: 1 kg farina, 150 g zucchero, 150 g burro, 20 g lievito birra (meglio se sciolto prima in poca acqua calda), 3 uova intere, 400 g acqua, 15 g di sale, la buccia grattata di un limone o arancio o vaniglia
Impastare tutti gli ingredienti lasciando per ultimi uova e burro a temperatura ambiente. Mettete in frigo per almeno 12/15 ore con un foglio di pellicola trasparente. La mattina dopo stendere la pasta, che sarà diventata morbida, porosa ma non appiccicosa, a circa 1 cm di spessore, tagliare nelle forme volute e lasciare a lievitare coperto con un nylon per almeno un’ora. Friggetele 2 o 3 alla volta in abbondante olio. Inzuccherate abbondantemente i frati, che vanno mangiati caldi.
Questa ricetta può essere la base per altre lavorazioni Per le bombole o bomboloni si fanno dei dischi che vanno uniti a due, uno sopra l’altro, interponendo marmellata o crema pasticcera; i due dischi devono essere poi sigillati lungo il bordo con il dito inumidito di latte, facendo una leggera pressione. Si rimette a lievitare e poi si passa alla frittura.
Per i cornetti: nella pasta già stesa aggiungete al centro qualche fettina di burro temperatura ambiente. Piegate le quattro estremità chiudendole al centro (come il retro di una busta), spolverate con farina, stendete e piegate per altre tre volte come per la pasta sfoglia. In ultimo la sfoglia deve avere lo spessore di 1 cm.. Tagliarla nella forma desiderata e farcite con gocce di cioccolata (ma va bene pure marmellata di frutta). Chiudete bene, meglio spennellandoli con acqua sui bordi dove devono aderire e metterli a lievitare direttamente sulla carta da forno di cottura. Spennellate con un uovo sbattuto quindi cuocete in forno ventilato a 170 °. Intanto preparate uno sciroppo con acqua e zucchero nella stessa quantità ( 20 g acqua e 20 g zucchero) per spennellare e lucidare i cornetti appena sfornati
FRITTELLE DI MELE
Ingredienti: 8 mele sbucciate e tagliate a fette. Per la pastella: 2 bicchieri di farina, 2 cucchiaini di lievito in polvere, 6 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale, cannella, 3 tuorli, 3 albumi montati a neve, 3 cucchiai di olio, 1/2 bicchiere di birra, zucchero a velo per spolverizzare le frittelle.
Le fettine di mele vanno cosparse di zucchero e cannella. Si versa in una terrina tutti gli ingredienti per la pastella e dopo aver mescolato il composto vi si incorpora le chiare montate a neve. Si intingono le fettine di mele in questa composto e si fanno friggere in olio abbondante ben caldo.