Pepolino , o Timo, è una pianta aromatica usata in cucina ed in erboristeria in particolare, per le sue proprietà antiba
CURIOSANDO - Pepolino , o Timo, è una pianta aromatica usata in cucina ed in erboristeria in particolare, per le sue proprietà antibatteriche, è molto utile per aiutare la digestione e ridurre la fermentazione intestinale, ad esempio, accompagnando un piatto di
fagioli
PASTA ALL’UOVO DELLA NONNA RINA -
Sembrerà strano per un ricettario moderno; con l’avvento della macchinetta e, soprattutto, del supermercato, neppure i miei figli hanno mai avuto l’occasione di vedere la nonna spianare la sfoglia a mano. Ma la pasta all’uovo dei miei ricordi e nel mio “diario” è stemperata col calore delle mani, manipolata con la forza delle braccia, stesa col matterello.
Dosi: calcolate per ogni persona 100 g di farina, 1 uovo, sale e 1 cucchiaio di acqua (facoltativo)
Mettete sulla spianatoia la farina e fate la fontana. Rompete le uova, ponetele al centro e con una forchetta sbattetele leggermente. Amalgamate poco a poco la farina alle uova, poi lavorate l’impasto a piene mani fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea.
Durante la lavorazione infarinate di tanto in tanto la spianatoia. Stendete la pasta col matterello come da foto
si continua a tirarla e a stenderla fino a ottenere una sfoglia sottile. Per realizzare tagliatelle o tagliolini occorre arrotolare la sfoglia ed affettarla con un coltello affilato. Infarinarla bene affinché non si attacchi.
Se avete la macchina, tagliate la pasta in tanti pezzi quante sono le uova usate. Lavorarne uno alla volta tenendo ben coperti gli altri con un telo umido. Appoggiare il pezzo di pasta sulla spianatoia, spargervi sopra un po’ di farina ed appiattirlo con il palmo delle mani.
Cospargere con un velo di farina la macchina per la pasta. Posizionare i rulli della macchina sullo spessore più largo, quindi passare la pasta.
Una volta passata, ripiegarla a libro in tre parti, facendole combaciare il più possibile, quindi ripassarla. Ripetere l’operazione un’altra volta. Infarinare leggermente la pasta se dovesse appiccicarsi ai rulli.
Ridurre di una tacca lo spazio fra i rulli.
Ripiegare nuovamente in tre parti e ripetere ancora un paio di volte l’operazione prima di ridurre lo spessore di un’altra tacca, poi proseguire fino ad arrivare all’ultima tacca. Stendere la pasta così ottenuta sulla spianatoia e tagliare le estremità irregolari.
Con l’apposito inserto per la macchina della pasta realizzare tagliatelle o tagliolini .
PASTA AL PESTO
La ricetta tradizionale vuole per la pasta solo le linguine. Io preferisco le conchiglie o le penne, o qualsiasi pasta corta dove si possa annidare all’interno un accumulo di pesto che, schiacciando coi denti, fuoriesca riversando nel palato quel buon sapore caratteristico.
Ricetta per 6 persone: mettere a bollire 2 patate tagliate a tocchetti piccoli, in abbondante acqua salata. Dopo 10 minuti di bollitura buttare la pasta e colarla al dente. E’ importante lasciare la pasta molto umida. Condirla quindi col pesto, inumidire ulteriormente con qualche cucchiaio di acqua di cottura, abbondante parmigiano, e un filo d’olio d’oliva extra.
PASTA AL SACCO di Romagnola
Prepararla è facilissimo, basta osservare la regola del 90 per 3 persone, o multiplo, cioè: 90 g. di farina doppio zero 90 g. di burro sfuso 90 g. di parmigiano grattugiato 2 uova una noce moscata finemente grattata, sale e pepe quanto basta In una terrina impastate il tutto, amalgamate ben bene. Incartate l’impasto come un salame in un panno e chiudere ermeticamente il rotolo. Il tutto andrà nella pentola del brodo vegetale e avrà lo stesso tempo di cottura. Raffreddato l’impasto va tagliato a cubetti di 1 cm. per 1 cm., che cuocerete ancora nel brodo per un paio di minuti. Servite caldo con un’ulteriore spruzzata di formaggio.
PASTA CON PORRI E ZUCCA
Lavare 2 porri e tagliarli a fettine, metterli in un tegame al fuoco con poca acqua, quando la cottura sarà quasi completata unire 400 g. di zucca gialla tagliata a pezzetti ed un pizzico di sale (giusto un pizzico). Tenere al fuoco mescolando di tanto in tanto, fino a che la zucca non sarà spappolata. Poco prima di spegnere il fuoco unire, a piacere, olio extra vergine di oliva e timo. Cuocere la pasta, colarla e farla saltare con la verdura.
PASTA CON SALSA DI POMODORINI
Ingredienti: 1 kg di pomodorini piccoli rossi ben maturi, 1/3 di cipolla, 1/3 di cucchiaino di zucchero, basilico, olio extravergine di oliva Esecuzione: soffriggete la cipolla tritata, aggiungete il basilico e i pomodorini a spicchi. Fate cuocere per circa 20 minuti. Aggiungete sale e zucchero. Appena è pronta, passatela con il passapomodoro. Prima di condire la pasta, scaldate la salsa in un tegamino e aggiungete un po’ di olio.
PASTA DELLA NORMA
(Maria Callas nel ruolo di Norma nell’omonima opera di Bellini)
Questo piatto fu creato a Catania in onore alla “Norma” di Vincenzo Bellini.
Ingredienti: 300 g. di spaghetti (o pennette), 2- 3 cucchiai di olio extra-vergine d’oliva, 1 spicchio d’aglio, 400 g. di polpa di pomodoro, basilico, 2 grosse melanzane, ricotta salata grattugiata, sale, pepe, olio per friggere.
Lavare le melanzane, tagliarle a dadini e mettetele in un colapasta, cospargere di sale e lasciar scolare. In una grossa padella mettere l’olio e l’aglio, quando è imbiondito eliminarlo. Aggiungere i pomodori, salare, pepare e cuocere a fiamma alta, per 15 minuti. Prima di togliere dal fuoco aggiungere il basilico sminuzzato. Sciacquare le melanzane con acqua tiepida, asciugarle e friggerle in olio abbondante. Quando sono dorate scolarle, asciugarle con carta assorbente e porle in forno, per tenerle al caldo. Dopo aver lessato la pasta (deve essere al dente), scolarla e condirla con la ricotta, la salsa ed infine con le melanzane salate all’ultimo minuto, altrimenti appassiscono.
Potete utilizzare le melanzane grigliate anziché fritte e, se avete gusti diversi, il parmigiano o mozzarella al posto della ricotta.
PASTA E CECI DELLA NONNA RINA (alla romana)
Ingredienti: ceci secchi g.300, pasta g.200, spicchi d’aglio 2, acciughe salate 2 (facoltativo), rametti di rosmarino 2, olio extravergine q.b., conserva di pomodoro g.30 (o 100 g di pomodoro), sale e pepe q.b.
Mettete i ceci a bagno in acqua fredda per una nottata almeno. Sciacquate e scolate i ceci, metteteli a cuocere in una pentola (ben coperti d’acqua, ma non troppo: due/tre dita vanno bene) possibilmente di coccio assieme ad uno spicchio d’aglio e ad un rametto di rosmarino senza mai far perdere il bollore per un’ora e mezza circa. La durata della cottura è comunque in funzione della maggiore o minore freschezza dei ceci e se è necessario aggiungere acqua è importante che sia bollente, per non arrestarne la cottura. Chi ha poco tempo può tranquillamente usare la pentola a pressione, cavandosela in 25/30 minuti. Nell’uno e nell’altro caso non abbiate troppe preoccupazioni di eccedere nella cottura: i ceci dovranno risultare un po’ disfatti per conferire densità alla minestra.
Il sale e deve essere aggiunto tassativamente a fine cottura, pena l’indurimento dei ceci.
Mentre la cottura dei ceci volge al termine mettete qualche cucchiaiata d’olio in un’altra pentola, aggiungete l’aglio schiacciato e il rosmarino mandando avanti la cottura a fuoco medio e, appena l’aglio avrà preso colore, fuori dal fuoco le acciughe opportunamente dissalate e sfilettate (facoltativo, a noi nn piaceva e mamma evitava)
Lasciate soffriggere e aggiungete la conserva di pomodoro diluendola con un po’ d’acqua di cottura dei ceci.
Fate cuocere per una decina di minuti, quindi versate il soffritto nella pentola dei ceci.
Appena la minestra avrà ripreso il bollore, versare la pasta (cannolicchi preferibilmente, ma anche semplici spaghetti che avrete spezzettato aiutandovi con un canovaccio) e fate cuocere per il tempo necessario badando a lasciare la pasta ben al dente soprattutto se avrete usato una pentola di coccio che fa proseguire la cottura anche a fuoco spento
La minestra deve risultare piuttosto densa e va servita aggiungendo il pepe macinato al momento ed un filo d’olio.
Curiosità - questo legume è uno dei più antichi consumati dall’uomo. Originari dell’Oriente, conosciuti in Egitto e cantati da Omero, il loro nome deriva dalla parola latina “aries” (ariete), che richiama la forma del seme. Il cece (cicer arietinum) è conosciuto solo in forma coltivata, e gli antichi Romani, che usavano i legumi non solo per il loro valore gastronomico ma anche per dare un nome alle famiglie, con i ceci (ciceri) designarono quella del celebre oratore Cicerone. Al cece sono inoltre legati i “Vespri Siciliani”, la rivolta popolare scoppiata a Palermo nel 1282 per porre fine al dominio Angioino. La parola ciceri (ceci) a quel tempo fu usata come discriminante tra la vita e la morte, le persone sospettate di essere francesi travestiti erano costrette a pronunciare il termine “ciceri”: se lo accentavano nella “i” finale, dicendo “cicerì” venivano uccise. Coltivato in tutto il bacino del Mediterraneo, questo legume è particolarmente diffuso in Medio Oriente e in India dove rappresenta un alimento di base. Il seme, raccolto tra giugno e ottobre, viene impiegato in cucina allo stato secco, ricavandone farine, minestre e contorni.
La pasta e ceci romana viene anche citata nel cinema, nel film “i soliti Ignoti” nella scena finale, i protagonisti entrati in una casa per sbaglio, trovano nel frigorifero una bella pentola di pasta e ceci alla quale fanno onore consolandosi così per l’insuccesso della rapina. PASTA E FAGIOLI
Il mangiafagioli (1583-’84), Annibale Carracci ( 1560-1609)
Far lessare i fagioli freschi in acqua e sale per circa 1 ora e mezza. Intanto in un tegame mettere l’olio, cipolla tritata, il sedano a pezzetti e 250 g di pomodori maturi (o passato di pomodoro). Cuocere il tutto per 20 minuti a fuoco lento, aggiungere sale e pepe q.b. Unire questo composto ai fagioli. A cottura ultimata aggiungere 200 g di pasta corta da minestrone e far addensare. Servire caldo. A seconda dei gusti aggiungere parmigiano o pecorino grattugiati. PASTA E PATATE
In un po’ d’olio di oliva si fa appassire leggermente una cipolla a fette sottili, si aggiunge 1 bicchiere di passato di pomodoro, 2 o 3 patate tagliate a dadini; riempite la pentola con acqua calda, 1 dado vegetale, 1 costola di sedano, e 2 patate intere pelate. Sale e peperoncino a piacere. Cuocere per almeno 1 ora. Schiacciare le patate intere e aggiungere la pasta.
PASTA FREDDA DI DANIELA
Con pasta lessata al dente, passata sotto l’acqua fredda -olio d’oliva, per non farla attaccare poi…tutto ciò che trovi in frigo (pure gli avanzi): wuersterl di pollo o tacchino, tonno, pomodori, uova sode, olive sott’olio, parmigiano a tocchetti o altro formaggio. Scegli tu la combinazione.
PENNE ALLA CREMA DI PEPERONI – (Ricetta di Amabile) Ingredienti per 4 persone: 2 peperoni gialli, 1 spicchio d’aglio, olio q.b. 100 g. panna da cucina, 5 cucchiai di formaggio grana grattugiato, 350 g. di penne. Mondate e lavate i peperoni, tagliateli a quadretti; in una capace casseruola fate imbiondire lo spicchio d’aglio ed aggiungete i peperoni, quando saranno cotti passateli al mixer sino a raggiungere una crema. - Disponete la crema di peperoni in una casseruola, aggiungete la panna sale e pepe a piacere una spolverata di parmigiano, condite le penne precedentemente lessate con abbondante salsa. Con questa crema di peperoni puoi condire anche i
GNOCCHI ROSSI Ingredienti per i gnocchi: 1 patata per persona circa + 1 per la cottura, 1 barbabietola piccola, farina q.b. 1 tuorlo d’uovo, 25 g. di formaggio grana grattugiato, noce moscata q.b. Lessate le patate e passatele con lo schiacciapatate una alla volta, al termine passate anche una piccola barbabietola, amalgamate bene i due ingredienti aggiungendo il tuorlo d’uovo un pizzico di sale e pepe e spolverizzate con il formaggio grana, un abbondate grattugiata di noce moscata ; lavoratela bene aiutandovi con farina sino a quando l’impasto si staccherà dalle mani. Allungate la pasta e ricavate tanti gnocchetti uguali. Portate ad ebollizione abbondante acqua salata, versatevi gli gnocchi che dovrete scolare non appena verranno a galla. Condire con la salsa di peperoni ed una bella spolverata di formaggio grana.
PENNE CON RICOTTA E ZAFFERANO - (esecuzione condimento) Soffriggere una cipolla con 4/5 zucchine e 1 spicchio d’aglio in poco olio, o burro. Salare e aggiungere 250 g di ricotta, infine 1 bustina e mezzo di zafferano con un pizzico di curry. A piacere anche una manciata di pinoli.
PIZZOCCHERI ALLA VALTELLINESE
E’ un piatto simbolo della cucina tradizionale Valtellinese. Il nome, pizzoccheri, sembra derivare dalla radice pit o piz che significa pezzetto, o dalla parola pinzare (schiacciare), in riferimento alla forma schiacciata della pasta.
Ho avuto la fortuna di gustare questa specialità negli anni felici di Addis Abeba, da un’amica che ha lavorato due giorni per preparare la pasta fatta a mano con la farina di grano saraceno (inviatata appositamente dall’Italia, con la collaborazione del Manager dell’Alitalia), ma oggi si possono trovare sotto forma di pasta secca già imbustati e pronti alla cottura.
Preparazione pasta: si fa una sfoglia con 400 g di farina di grano saraceno, 100 g di farina bianca, acqua e sale. Si formano delle tagliatelle larghe circa 5 millimetri, dallo spessore di 2/3 millimetri.
Condimento: 150 g di Bitto (formaggio della Valtellina ), 250 g di verza, 250 g di patate, 40 g burro, 1 cipolla, 1 spicchio aglio, 1/2 bicchiere d’olio, 100 g parmigiano, 8 foglie di salvia.
La prima cosa da fare è preparare le verdure e gli ortaggi: lavate, sbucciate e tagliate a cubetti le patate, lavate e tagliate a listarelle la verza e tritate finemente la cipolla. Fate cuocere per una ventina di minuti le patate e la verza in una bella pentola d’acqua ben salata fino a che le verdure non saranno tenere, a quel punto aggiungete i pizzoccheri e fate cuocere per 10 minuti. Intanto fate rosolare in una padella la cipolla l’aglio e la salvia nell’olio, a fuoco basso, senza farli diventare neri. Togliete dal fuoco e aggiungete il burro. Scolare la pasta e le verdure e in una ciotola bella grande fate uno strato di pizzoccheri, bagnateli con un po’ di soffritto e metteteci sopra del formaggio Bitto a scagliette e del parmigiano grattugiato. Rimescolate il tutto per un minuto per permettere agli ingredienti di amalgamarsi bene e al formaggio di fondersi perfettamente e quindi di filare, e servite in tavola i vostri pizzoccheri ben caldi.
N.B. le verze possono essere sostituite con coste o fagiolini. Se non potete procurarvi il Bitto potete utilizzare anche la Fontina, ma sicuramente il risultato non è lo stesso.
POLENTA
UN PO’ DI STORIA - Il termine polenta deriva dal latino puls anche se a quei tempi la polenta si faceva con il farro e aveva una minore consistenza.
Inizialmente le pannocchie di granoturco si mangiavano lessate ed abbrustolite e solo nel 1554 nel Polesine, il mais venne per la prima volta macinato e quindi mescolato all’acqua e al sale per ricavarne una morbida pastella. La polenta rimane perciò il simbolo della cucina popolare veneta. A Venezia esistevano comunque dolci rustici fatti con la farina gialla prima della scoperta dell’America, fatto che induce a pensare che il famoso mais (mahiz, lo chiama Colombo, imparando il termine degli indigeni dell’isola Hispaniola) sia arrivato attraverso i traffici veneziani con l’Oriente in tempi remoti. Le prime coltivazioni di mais si ebbero trent’anni dopo la scoperta dell’America, in Andalusia, per opera di agricoltori di origine araba che lo usavano come mangime per gli animali. Nel XVII secolo la sua coltivazione si estende in tutta Europa.
L’introduzione della polenta preparata con la farina di mais risolve molti problemi di origine alimentare presso le popolazioni più povere anche se poi, quando nel XVIII secolo comparve la pellagra, ci si rende conto che non è sufficiente per una giusta alimentazione in quanto carente di vitamine. Contrariamente alle credenze comuni non è un piatto che compromette la nostra dieta; sazia ma ha un basso contenuto calorico. Il problema è invece che spesso viene accompagnata da intingoli, salse e condimenti ipocalorici.
In Veneto si usa anche la polenta bianca, ottimo accompagnamento per alcuni piatti. La polenta” (1740 circa) di Pietro Longhi (1702-1785)
RICETTA BASE
Ingredienti per 6 persone: 1 litro e ½ di acqua, 500 g di farina gialla, sale
Procedimento: mettere sul fuoco una pentola con acqua salata. Far cadere a pioggia la speciale farina per polenta prima che l’acqua cominci a bollire
mescolare in continuazione con un cucchiaio di legno per non formare grumi
La polenta sarà cotta dopo 1 ora (anche se qualcuno dice quarantacinque minuti). Ricordate: più la polenta cuoce e più sarà digeribile e buona. Non avete tanto tempo a disposizione? Esistono ottime farine precotte ma, anche se la confezione dice che cuoce in un quarto d’ora, voi andate avanti per mezz’ora e il risultato vi ripagherà della fatica.
Se durante la cottura divenisse troppo soda, aggiungere un po’ d’acqua bollente. Scaldate il sugo. Versate la polenta su un tagliere e usando un filo di cotone tagliatela a fette. Disponete le fette in un vassoio caldo condendole abbondantemente con il ragù (vedi ricetta). Servire immediatamente. E’ un perfetto piatto da consumare d’inverno, nei giorni freddi e piovosi.
SI PUO’ CUOCERE ANCHE IN PENTOLA A PRESSIONE
Procedete così: versate la farina in un litro e mezzo di acqua leggermente salata, mescolando vigorosamente. Quando la farina è ben amalgamata chiudete la pentola, all’inizio del sibilo abbassate la fiamma, cuocete per venti minuti.
Si può condire con salse di vostro gradimento: in bianco con formaggi, oppure con ragù di carne, sughi con verdure, ottima con i funghi (champignon - freschi, dai porcini ai chiodini a quelli tipici delle varie località - o surgelati). Anche gratinata in forno: disporre le fette in una teglia imburrata, si coprono con fontina affettata, infine con fiocchetti di burro e pepe bianco. Si serve caldissima, appena sfornata. Se avanza polenta, è molto buona fritta dorata. Si mangia caldissima con una spolverizzata di sale. Ottimo anche per antipastol Vi leccherete le dita!
RAGU’
Ingredienti: 300 g di carne macinata (manzo o vitellone) - 500 g di pomodori pelati - trito di cipolla - prezzemolo - sedano - aglio - carota - sale - pepe - 1 bicchiere vino rosso - olio extravergine d’oliva
Preparazione: Far soffriggere il trito di odori in olio; aggiungere il macinato di carne e far cuocere a fiamma bassa; spruzzare col vino e far evaporare; aggiungere i pomodori tritati e far cuocere per un’ora a fiamma bassa con coperchio; salare. Ricorda di mescolare ogni tanto. Ottima per condire la pasta.
RAVIOLI DI SPINACI
Ingredienti per 6 persone: 400 gr di pasta all’uovo, 250 gr di spinaci, 250 gr di ricotta, 8 uova, parmigiano, olio, burro, salvia, sale
Procedimento: lessare gli spinaci, strizzarli e farli saltare in padella con olio e aglio. Tagliarli finemente e in una terrina unire 3 uova, ricotta, parmigiano grattugiato e sale. Stendere la pasta all’uovo, distribuire piccole porzioni di ripieno sulla sfoglia con l’aiuto di due cucchiai
copri con altra sfoglia premendo bene e bordi per farla aderire bene, infine con una rotella dentata tagli i ravioli
Bollire in abbondante acqua salata per 2 o 3 minuti. In un pentolino faremo sciogliere il burro,una volta scolati i ravioli li accomoderemo per strati in una pirofila e condiremo con il burro ed il formaggio grattugiato ogni strato. Guarnire con salvia
REGINETTE CON LA BIETOLA (DI PIERA)
Ingredienti: 1 kg. di bietola-2 etti di reginette, 2 etti di macinato, pelati, brodo vegetale, battuto di odori, olio, pepe
Esecuzione: Si prepara un battuto grossolano degli odori e si soffrigge in un po’ d’olio. Si aggiungono delle polpettine piccolissime, impastate solo con sale e pepe, facendole rosolare nel battuto. Si versa un po’ di passato di pomodoro e si fa cuocere un po’. Intanto si lessa la bietola e si aggiunge, grondante e spezzettata, nel battuto di cui sopra con l’aggiunta di 1 dado di brodo vegetale. Quando tutto è ben cotto si aggiunge un altro po’ di brodo vegetale e quando bolle versiamo le reginette che devono cuocere piano piano come un risotto.
RIBOLLITA
Questa zuppa di pane è sicuramente il piatto che si associa più intimamente a Firenze; una minestra classica di cavolo e fagioli che guadagna corpo e sostanza dall’inserimento di pane toscano del giorno prima. Affinché una ribollita sia autentica deve contenere il cavolo dalle foglie nere: un cavolo con foglie verde violaceo e che ha tratti amari distintivi. Secondo alcuni esperti, quello che si ribolle è una zuppa di fagioli alla fiorentina avanzata dai giorni precedenti dove, oltre al cavolo nero, si aggiunge pure il cavolo verza. In ogni caso è un piatto tipico toscano tramandato da anni di povertà e dal buon sapere arrangiarsi.
Fate un battuto di cipolla, sedano e carota e soffriggetelo in olio d’oliva. Quando la cipolla schiuma, aggiungete 1 cavolo verzotto grossolanamente tagliato e, appena si è appassito, unite 2 patate tagliate a tocchetti e 4-5 zucchini pure tagliati a tocchetti. Quando anche questa verdura si è ammorbidita, aggiungete una tazza di buona salsa di pomodoro, amalgamate bene con gli altri ingredienti e unite un paio di mazzetti di bietola (circa 400 gr.), 2 mazzi di cavolo nero e circa 2 etti di fagioli toscani, bolliti e passati. Fate cuocere a fuoco lento per almeno 1 ora e 1/2 e a circa mezz’ora dalla fine della cottura, aggiungete 200 gr. di fagioli bolliti, basilico e pepolino (è il timo ma quello di campagna). Intanto affettate in una zuppiera 1/2 kg. di pane toscano raffermo, versateci sopra la minestra bollente e fate riposare fino al giorno dopo. Prima di andare in tavola, rimettete il tutto al fuoco e fate bollire per 10-15 minuti.
RISI E BISI
Esecuzione: Preparare un brodo leggero di dado vegetale e farlo raffreddare. Imbiondire in una casseruola una noce di burro, olio, 1 spicchio d’aglio e 1/2 cipolla tritati. Aggiungere 400 g di piselli sgusciati (meglio freschi) e lasciarli insaporire per qualche minuto. A questo punto versare il brodo (deve coprire il riso di almeno un dito), regolare di sale e portarlo ad ebollizione; unire infine 400 g. di riso. Mescolare spesso con un cucchiaio di legno e se si asciuga troppo aggiungere altro brodo. La consistenza finale deve essere quella di una minestra densa. A cottura ultimata si toglie dalla fiamma e si condisce con pepe, un po’ di burro e prezzemolo tritato. Si serve caldo con una buona spruzzata di parmigiano grattato.
CONSIGLIO - Per le porzioni di riso attenetevi alla seguente scaletta : 50g a persona per le minestre in brodo; 70 per i contorni, 100 per i piatti unici o i primi piatti (il pugno di una donna ne contiene 70).