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CURIOSANDO: Il Porto di Pisa era situato sostanzialmente a nord dell’attuale città di Livorno e si estendeva in una vasta area del litorale pisano. Le ripetute e periodiche distruzioni da parte dei vari eserciti invasori, causarono un lento ed inesorabile interramento dei canali d’accesso. Dopo la conquista di Pisa da parte dei fiorentini prima nel 1406 e, definitivamente, nel 1509, e con l’ampliamento della città di Livorno deciso dai Medici, il porto di Pisa venne soppresso per costruire un nuovo porto nella città labronica. La prima testimonianza diretta dell’esistenza a Pisa di una comunità ebraica risale alla seconda metà del XII secolo. La principale funzione degli ebrei era verosimilmente quella di far da tramite in campo commerciale, ma anche culturale, tra aree cristiane e mondo islamico. Una norma statutaria, deliberata sul finire del XII secolo, imponeva agli ebrei di risiedere tutti in un medesimo luogo della città, il cosiddetto “classus iudeorum”, in cui peraltro essi si erano già raggruppati spontaneamente. Ma qua nn si tratta di un vero e proprio ghetto, in quanto nn esistono barriere fisiche di separazione, c’è libertà di circolazione e la possibilità anche per i cristiani di risiedervi. Intorno alla metà del XIV secolo la presenza ebraica in città dovette però conoscere una crisi, ma qualche decennio più tardi, per soddisfare un bisogno reale della società, che stava passando da un’economia di mera assistenza a un’economia che richiedeva un maggiore uso di denaro, bene che allora era assai scarso. si registrò il massiccio arrivo nella città tirrenica di ebrei prestatori, per lo più di origine romana. I banchi ebraici attivi a Pisa tra la fine del ‘300 e la prima conquista fiorentina nel 1406 furono almeno tre, ma nn essendoci alcun limite al proliferare dei banchi, gli ebrei prestatori aumentarono, purché per ciascuno di essi fosse versata una tassa annuale di 100 fiorini d’oro. Nel corso del XV secolo altri ebrei si stabilirono nella città tirrenica, esercitando le più varie attività e tessendo con i nuclei di correligionari, sparsi un po’ ovunque nel bacino del Mediterraneo, una fitta rete di relazioni. Nel 1570, seppur privo di strutture comunitarie, il nucleo ebraico era composto da “italiani” e da un numero crescente di “levantini”, dediti per lo più al commercio. La componente “levantina” divenne fortemente maggioritaria nell’ultimo scorcio del XVI secolo, a seguito dei particolari privilegi concessi dal Granduca Ferdinando I (vedi Livornine). Nel corso del ‘700 il numero degli ebrei residenti a Pisa si mantenne costante ma con l’inizio del secolo successivo il nucleo ebraico riprese a crescere, fino alla sua massima espansione verso la fine dell’800, quando si calcola che nella città tirrenica vivessero circa 600 ebrei. Lo scoppio della prima guerra mondiale vide le famiglie più rilevanti impegnate in iniziative patriottiche e assistenziali; parecchi giovani ebrei furono, del resto, tra i militari toscani caduti al fronte. Con l’avvento del fascismo i membri della Comunità continuarono a partecipare attivamente alla vita cittadina. Nell’autunno del 1938 l’emanazione delle leggi razziali, preceduta da una violenta propaganda antisemita che non trovò a Pisa terreno fertile,molti ebrei si rifugiarono all’estero. Gli arresti cominciarono nel maggio 1944; i sette ebrei catturati, rinchiusi nel carcere di Pisa in attesa di essere trasferiti nel campo di transito di Fossoli, riuscirono però ad evadere qualche settimana più tardi grazie ad un ammutinamento dei detenuti comuni. La Comunità Ebraica di Pisa si è faticosamente ripresa dal secondo conflitto mondiale. Oggi la sua giurisdizione territoriale comprende anche Lucca e Viareggio.

TONNETTO ALLA DIGIONESE

Fin dall’antichità le sue carni sono state molto apprezzate per i requisiti organolettici e per il loro potere nutritivo. Gli antichi scrittori greci e romani ne esaltavano le qualità terapeutiche. Ricordate però che è un pesce grasso e non molto digeribile.

Ingredienti: 1 tonnetto da due kili circa, 50 grammi di burro, 3 scalogni, 1 carota, un ciuffo di prezzemolo, una bottiglia di Borgogna, 150 grammi di champignons, sale e qualche grano di pepe.

Squamare e sventrare il tonnetto, eliminare coda e interiora, lavare ed asciugare con molta cura. Disporlo in una pesciera, unire i funghi, gli scalogni e la carota affettati a rondelline, il prezzemolo tritato, il sale e il pepe a grani interi. Aggiungere parte del burro a fiocchetti e far rosolare il tonnetto a fuoco lento per qualche minuto, tenendo la pesciera col coperchio.

Versare del vino (buono) fino a coprire il pesce, mettere il rimanente burro e rimettere il coperchio. Brasare il tonnetto a fuoco dolce per una trentina di minuti. Quando la salsa di cottura si sarà ristretta al punto giusto, passarla al colino, versarla ben calda sul tonnetto e servire immediatamente. (Il cuoco di bordo)

TONNO ALLA MARINARA - (Tunnu a la matalotta)

Antica e gustosissima ricetta della Sicilia Nord-Occidentale, testimonianza della lunga dominazione Francese; infatti il termine dialettale “Matalotta” deriva dalla parola francese “matelot” che significa marinaio.

Esecuzione: tagliare a cubetti 600 g di pomodori da sugo, unire una manciata di capperi e150 g di olive verdi, versare in una teglia capiente ed irrorare con olio d’oliva, salare e pepare. Adagiare i filetti di tonno fresco nell’intingolo preparato ed aggiungere acqua fino a coprire appena il pesce, accendere la fiamma e lasciar cuocere a fuoco vivace fino a ridurre per almeno la metà il liquido. Preparare un trito di prezzemolo e mentuccia, incorporarlo a 6 cucchiai abbondanti di pangrattato e cospargere la superficie delle fette di tonno. Inumidire il pangrattato con il fondo di cottura rimasto, infornare la teglia a 250° fino alla formazione di una crosticina ben dorata. Servire ben caldo.

TONNO “BRIAO”

“Briao” sta per ubriaco.

Ingredienti (per 4 persone): Mezzo chilo di tonno fresco diviso in 4 fette, 2 cucchiai di farina bianca, 1 cipolla tritata, 1 spicchio d’aglio, prezzemolo tritato, olio abbondante, sale, pepe, 1 bicchiere di vino rosso giovane.

Scaldate l’olio un tegame, mettete la cipolla, imbiondire leggermente e aggiungere l’aglio schiacciato e il prezzemolo. Intanto le fette di tonno vanno salate, pepate e infarinate, senza esagerare. Quando l’aglio ha preso colore, adagiate nel tagame le fette di tonno. Fatele rosolare da una parte, voltatele con una paletta, lasciatele rosolare dall’altra. E’ arrivato il momento di versare il bicchiere di vino rosso. Concludete la cottura (in tutto una ventina di minuti) facendo ritirare la salsetta.

✓ verificatoPorto Pisano (Portus Pisanus) era situato a circa 10 km a nord dell'attuale Livorno; insabbiamento progressivo nel medioevo portò allo sviluppo di Livorno come scalo alternativo dei Medici dopo le Livornine 1591-93.
Fonti: