Pasticceria
Stampo a stella ottagonale tipico del pandoro, rovesciato, vuoto, su sfondo nero
venezia · verona

Pandoro

veneziaverona latte
Tempo
4h 40′
Persone
Categoria
Pasticceria
«CURIOSANDO - L'alimentazione italiana si basa perlopiù sulle tradizioni locali.» — Ornella scriveva nel suo ricettario

Procedimento

  1. setacciare 75 g di farina in una terrina, unite 10 g di zucchero, il lievito precedentemente sbriciolato, ed un tuorlo. Impastate bene il tutto, aggiungendo due cucchiai di acqua tiepida. Coprite l'impasto con un telo di cotone e lasciatelo lievitare per un paio di ore. Unite 160 g di farina setacciata, 25 g di burro ammorbidito, 90 g di zucchero, 3 tuorli ed impastate. Lasciate lievitare l'impasto per 2 ore. Unite il resto della farina, 40 g di burro, 75 g di zucchero, 1 uovo intero e 3 tuorli. Impastate a lungo e fate lievitare per la terza volta, sempre coperto ed in luogo tiepido, per altre 2 ore. Lavorate l'impasto ed incorporatevi il resto del burro ammorbidito, la panna, la buccia grattugiata del limone e la vanillina. Impastate fino ad ottenere un composto morbido. Ricavate dalla pasta due palle e disponetele in 2 stampi precedentemente imburrati e fate lievitare in un luogo tiepido finché la pasta arriverà al bordo degli stampi. Fate cuocere per 40 minuti in forno preriscaldato a 190°. Abbassate il calore a 160° a metà cottura. Fate raffreddare e spolverizzate con lo zucchero a velo.

  2. CURIOSANDO - L'alimentazione italiana si basa perlopiù sulle tradizioni locali. Il pandoro ha la sua origine geografica specifica, infatti la città di Verona riconosce come alimento tipico e tradizionale questa specialità. E' un dolce la cui storia si perde nella notte dei tempi; c'è chi riconduce la sua scoperta all'epoca della Repubblica Veneziana nel '500 ("Pane de oro" che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani) e c'è chi invece pensa che sia la trasformazione di un altro dolce tipico veronese, sempre a forma di stella, il Nadalin. Di sicuro il pandoro a Verona ha cominciato ad essere prodotto industrialmente verso la fine dell'800 ed è divenuto un vero e proprio alimento tipico, in un primo momento della zona veronese e poi a livello nazionale.

  3. UN PO' DI STORIA - GLI EBREI A VERONA La prima notizia indiretta sulla presenza di un nucleo ebraico a Verona risale al X secolo: nell'anno 965, il vescovo Raterio ne ottenne infatti l'espulsione sulla base di un contraddittorio religioso. Due secoli dopo, gli ebrei ricomparvero in alcuni documenti di San Giorgio in Braida, databili tra il 1169 e il 1225 (un testamento e alcuni atti di compravendita), che dimostrano non solo il loro rientro in città, ma anche il possesso da parte loro di proprietà immobiliari nell'ambito urbano e di terreni nelle campagne circostanti. Dai nomi degli atti di compravendita, si deduce l'origine askenazita del gruppo originario, per lo più composto da profughi sfuggiti alle persecuzioni in terra tedesca. Un legame, quello con i correligionari d'oltralpe, destinato a non venire meno, come si ricava dagli Incartamenti dell'Ospitale e degli Esposti, che testimoniano i frequenti contatti tra la città atesina e l'ambiente germanico. La presenza ebraica proseguì nel periodo successivo. Il ritorno ufficiale degli ebrei a Verona coincise con l'inizio della dominazione veneziana. Con un atto del 31 dicembre 1406 la Serenissima li autorizzava a risiedere in città, a patto che praticassero esclusivamente il prestito. In quell'occasione fu loro assegnato un quartiere, in contrada San Sebastiano. Qua venne edificata la prima sinagoga, con ogni probabilità di rito tedesco.

  4. Nuovamente espulsi e ancora richiamati nel 1499, gli ebrei si stabilirono definitivamente in città solo dopo la fine del 1516 e conobbero un periodo di relativa prosperità. Accanto ai prestatori e ai mercanti all'ingrosso, comparvero anche sensali e rigattieri, professionisti e sarti. Il gruppo (perché di comunità non si può ancora ufficialmente parlare) controllava inoltre direttamente gran parte della manifattura dei fustagni e di altre stoffe. Mentre gli ebrei di Venezia dal 1516 erano già stati chiusi nel ghetto, gli ebrei veronesi (circa 400 individui) potevano vivere in tutte le zone cittadine.

  5. Si deve attendere la seconda metà del secolo per individuare una vera e propria costituzione legale della Comunità, che venne a coincidere con l'acquisizione del primo cimitero (in uso dal 1599 ca. fino al 1780). Ben presto, tuttavia, anche l'ebraismo veronese conobbe la reclusione in ghetto, anche per l'intervento del vescovo Valerio (ricordato in versi dal Grandi come colui che tolse alle pubbliche vie / gli Ebrei e nella mandria li rinchiuse), preoccupato dell'eccessiva promiscuità venutasi a creare con la crescita delle imprese ebraiche. A differenza di quanto avvenne a Venezia e in altre località della penisola, la nascita del ghetto, istituito ufficialmente nel 1600, fu salutata dagli stessi ebrei come un atto "liberatorio" (salvaguardia da violenze esterne, barriera all'assimilazione ecc). Addirittura, fatto a dir poco singolare, l'anniversario della reclusione fu festeggiato con canti e balli e ricordato periodicamente per molti anni. Il Seicento costituì un secolo importante per l'ebraismo veronese. Si ha notizia di una accusa di omicidio rituale nel 1603 contro un certo Giuseppe, accusa che non ebbe seguito, perché le autorità cittadine risolsero velocemente il processo con una piena assoluzione. Nel 1638 ebbe luogo una prima ondata immigratoria di ebrei sefarditi provenienti da Venezia, a cui si aggiunsero nel 1655 molti ebrei di origine marrana. Il massimo splendore della Comunità fu raggiunto verso la fine del secolo, con una popolazione di circa 900 persone (un numero destinato a crescere fino a toccare le 1400 unità nel 1864, anno in cui iniziò l'edificazione del nuovo tempio).

  6. L'ingresso a Verona delle truppe napoleoniche, nel 1797, decretò l'abbattimento dei portoni del ghetto. Dopo la dominazione austriaca, con l'annessione di Verona al regno d'Italia, nel 1866, per gli ebrei venne la completa emancipazione. Poi iniziò la contrazione della Comunità che passò dai 600 iscritti del 1909 ai 429 del 1931.

  7. Anche Verona ebraica visse la tragica epoca delle leggi razziali e della deportazione: trentuno persone non fecero più ritorno.

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