Carne
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Prosciutto d'Oca

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«In quel periodo, infatti, le famiglie ebraiche che popolavano la zona di San Daniele erano solite produrre un prosciutto d'oca , usanza ancora oggi viva e molto probabilmente originaria della tradizione culinaria della Mitteleuropa.» — Ornella scriveva nel suo ricettario

Procedimento

  1. PROSCIUTTO D'OCA Le prime testimonianze sulla produzione del prosciutto d'oca , come confermano gli archivi storici della comunità israelitica, risalgono al 1400. In quel periodo, infatti, le famiglie ebraiche che popolavano la zona di San Daniele erano solite produrre un prosciutto d'oca , usanza ancora oggi viva e molto probabilmente originaria della tradizione culinaria della Mitteleuropa.

  2. La coscia va lavata e messa sotto sale per 3/4 d'ora, poi si rilava e si asciuga bene. Si condisce con un pizzico di salnitro, 1 cucchiaio e mezzo di sale e mezzo cucchiaio di pepe bianco. Appenderlo poi in un luogo asciutto. Quando la carne comincia a diventare scura, è pronta. Si serve affettato.

  3. PROSCIUTTO DI PETTO D'OCA - 1 kg polpa magra d'oca, 1 kg e mezzo di pancetta d'oca, 1 kg e mezzo di grasso d'oca. La carne va lavata e messa sotto sale per 3/4 d'ora, poi si rilava e si asciuga bene. Si taglia a strisce tutta la carne, il grasso e la pancetta, quindi vi si unisce un pizzico di salnitro, 2 cucchiai e mezzo di sale e mezzo cucchiaio di pepe bianco. Anche la pelle dell'oca va trattata come la carne e quando è ben asciutta si cosparge all'interno di sale e pepe e si riempie. Alla fine si cuce, si lega e si appende in luogo aerato.

  4. CURIOSANDO - GLI EBREI E S. DANIELE Fin dal basso Medioevo S. Daniele ebbe un nucleo ebraico che prosperò con alterne vicende fino alla guerra del 1915/18. Tracce certe della loro presenza, prima dell'Era Volgare, si trovano in Aquileia, mentre a Cividale esse risalgono al 1200.

  5. Il primo insediamento ebraico stabile a S. Daniele è del 1548, anno in cui fu concessa a Simone ebreo del fu Benedetto, la possibilità di aprire un banco di prestiti nella città. In questo particolare momento di crisi economica che pervade il Friuli, la necessità di prestiti in denaro diviene esigenza di tutte le classi sociali.

  6. In seguito altre famiglie si unirono a quella di Simone; nell'immigrazione l'ebreo conduceva con sé familiari, dipendenti ed un socio, seguito a sua volta dalla propria famiglia, cominciando a formare il primo nucleo della Comunità.

  7. Il Consiglio Laterano, che aveva portato gli ebrei ad occuparsi del prestito di denaro ad interesse, aveva loro precluso il lavoro agricolo (non potevano possedere terreni), limitando le possibilità di sostentamento ai proventi di attività commerciali ed artigianali. Inoltre i primi ebrei giunti a S. Daniele erano colpiti da tasse di ogni genere, quali quelle di viaggio, di commercio, di matrimonio, nascita e morte. Tuttavia alcune professionalità e competenze ebree erano molto apprezzate dai cristiani, come ad esempio la professione del medico.

  8. Agli inizi del 1700 la Comunità sandanielese si trovò a vivere i momenti di maggiore fortuna: nel 1714 fu eretto il Monte di Pietà e fu interdetto il banco dei prestiti su pegno agli ebrei. Pertanto l'operosità si riversò in nuovi settori quali l'oreficeria e la produzione della seta, tanto da raggiungere un livello di ricchezza tale da consentire loro di avere una voce nella politica della città.

  9. Come si deduce da suppliche inviate alla Comunità, gli ebrei potevano inoltre commerciare cavalli, bovini ed altri specie di animali sia nelle proprie case che in appositi locali, ad esse esterne. Nelle loro botteghe vendevano qualsiasi tipo di merci, i cui prezzi erano controllati rigidamente dalle autorità. In caso di scorrettezza, il venditore veniva punito con una multa, la confisca dei prodotti e l'allontanamento dall'attività per almeno tre anni.

  10. Nella cittadina collinare gli ebrei non vivevano in un vero e proprio ghetto, abitavano al centro dei vari borghi. Essi, però, avevano l'obbligo di portare sull'abito un segno ovale di tela gialla e di indossare un cappello nero contornato da una cordicella gialla; naturalmente alcune persone di spicco della comunità erano esentate da tale obbligo.

  11. Un rabbino curava l'istruzione e l'avviamento alle pratiche religiose. L'autorità suprema della comunità era rappresentata da un'assemblea generale (Kahal godol), composta dai capi famiglia del gruppo. Rabbini e studiosi godevano di grande stima. Le assemblee erano presiedute dai capi (Parnasim), che formavano i Vaad Katon o Consiglio deliberativo, eletti ogni due anni con la funzione di svolgere i rapporti della comunità con l'esterno.

  12. Gli ebrei di S. Daniele, come quelli delle altre comunità friulane, seppellirono per lungo tempo i propri morti nel Cimitero di Udine finché, rimasto chiuso nella nuova cinta muraria, divenne inutilizzabile.

  13. Nel 1733 Joel Luzzato, a nome della comunità, chiese al Consiglio dei Dodici un terreno dove poter seppellire i morti. La domanda fu accolta e il 14 febbraio 1734, venne deliberata la locazione di un luogo solitario, in località Comigne, lungo le sponde del torrente Ripudio. Il contratto di affittanza, oltre a fissare il canone di affitto, impose norme rigide per le sepolture, che riguardavano il rapporto tra cerimoniale ebraico e religione ufficiale, e limitavano l'uso del cimitero ai soli ebrei residenti nel territorio comunale.

  14. La comunità a più riprese tentò di ottenere delle migliorie; le assidue richieste permisero di ottenere nel 1752 l'affrancamento dell'affitto del cimitero ed il seppellimento dei morti indipendentemente dalla loro provenienza.. Il cimitero è attualmente attivo Nel corso del '900 mano a mano la Comunità ebraica si smembra e si disperde e dopo la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, i beni di maggior pregio custoditi nella sinagoga vengono mandati nella nuova patria. In seguito, negli anni '60, l'edificio, abbandonato a se stesso, viene demolito per far posto a nuove abitazioni.

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