Dislicare le acciughe e dissalare i filetti, se sono filetti sott'olio scolare bene l'olio che di solito non è di prima qualità; lavarli e pestarli in poltiglia in un mortaio (o nel mixer) . Tritare finemente l'aglio e farlo marinare per un paio d'ore nel latte (ciò attutisce il gusto dell'aglio e facilita la digestione, questo passaggio non è necessario se l'aglio è sufficientemente fresco). Far sciogliere l'olio in un tegame in terracotta (va bene anche smaltato), aggiungere la poltiglia d'acciughe e, a calore appena accennato, farla incorporare; unirvi il trito d'aglio (se l'avete marinato nel latte, sgocciolatelo molto bene) e continuare la cottura, sempre a calore moderato, per una ventina di minuti mescolando di tanto in tanto. Nel mezzo del tavolo piazzare un fornello a spirito (oppure una piastra elettrica), mettervi sopra il tegame con la bagna cauda che deve essere mantenuta ben calda durante tutto il pasto. Sistemare al centro del tavolo anche la terrina con i pezzi di cardi, di peperoni, cipollotti freschi, carote tagliate orizzontalmente, indivia, cavolo tagliato fine, e altre verdure a piacere, vanno bene davvero tutte quelle che offre la stagione. I commensali prendono uno per volta un pezzo di verdura con la forchettina apposita , lo immergono nel tegame e, ben avviluppato di bagna cauda , lo mangiano. Si procede così sino all'immancabile esaurimento della bagna cauda sorseggiando di tanto in tanto buon vino, appena fatto, che abbia ancora il gusto dell'uva. L'appetito, è questa la meraviglia, rimane intatto, anzi eccitato ed in progresso.
I contadini inventori della bagna cauda sin dal tempo del lumino ad olio, alla fine, per utilizzare l'eventuale intingolo rimasto , usano rompervi dentro delle uova e strapazzarle.
E' anche un ottimo antipasto perché stimola l'appetito . CURIOSANDO tra gli ebrei torinesi - Le prime presenze ebraiche in Piemonte risalgono all'inizio del XV secolo e pare vadano collegate all'espulsione degli ebrei francesi decretata nel 1394. A Torino gli ebrei furono ammessi ufficialmente solo nel 1424.
Nel 1430 gli Statuta Sabaudiae di Amedeo VIII regolamentarono la situazione degli ebrei: rigida separazione tra ebrei e cristiani, segno giallo distintivo, limitazione delle sinagoghe; ma anche rispetto della libertà religiosa. Con la caccia all'ebreo nella Spagna del ' 500, le comunità Piemontesi ebbero un forte impulso e, tra alti e bassi, gli ebrei vissero con una relativa tranquillità. Ma la Controriforma segnò anche in Piemonte un netto peggioramento della situazione. Nel 1679, in ottemperanza a quanto ormai si stava realizzando altrove da più di un secolo , Maria Giovanna Battista di Nemours , reggente in nome del figlio Vittorio Amedeo II, decretava la chiusura degli ebrei torinesi in angusti confini. Nacque così il ghetto, che prese corpo e si popolò già dal 1682, per iniziativa del nuovo duca. Divenuto re dopo la guerra di successione spagnola nel 1723, Vittorio Amedeo II confermò e accentuò le rigide regole per la società ebraica piemontese con le sue Regie Costituzioni. La situazione socio-economica degli ebrei andò degradando fino alla prima metà dell'Ottocento.
La prima emancipazione, giunta in Piemonte al seguito dell'esercito napoleonico, non arrivò del tutto inaspettata agli ebrei subalpini, mentre inatteso e traumatico fu il ritorno nei ghetti sancito dalla Restaurazione. La liberazione definitiva giunse nel 1848 con lo Statuto albertino e gli ideali del Risorgimento e con questo finalmente l'emancipazione, urbanizzazione , parità di diritti, ma anche graduale allontanamento dalla tradizione e dall'osservanza dei precetti.
Poi la tragedia, la Shoah : quasi quattrocento furono gli ebrei torinesi deportati .
Ricordiamo qua i molti ebrei piemontesi impegnati nella Resistenza. Quella che è oggi la Mole Antonelliana , avrebbe dovuto diventare la sinagoga dell'emancipazione degli ebrei torinesi. Non lo divenne per motivi economici. Tra via Sant' Anselmo e via San Pio V si trovano le nuove istituzioni ebraiche e la sinagoga, solennemente inaugurata nel 1884. All'esterno essa si presenta in stile moresco; quattro cupole a cipolla coprono i torrioni perimetrali. L'interno è grandioso e può contenere 1.400 persone. Distrutta da una bomba nel 1942, fu ricostruita nel 1949.
Oggi la Comunità ebraica di Torino, la terza in Italia, è composta da circa 1000 persone e annovera la Scuola elementare e la scuola media.