Primi piatti
Spaghetti alla puttanesca in pentola di terracotta: pasta lunga con sugo rosso denso, olive nere, capperi e prezzemolo
roma

Minestra di

roma carne
«Tutto merito di un'antica tradizione che voleva si regalasse per il 31 dicembre un portamonete ricolmo di lenticchie ciascuna delle quali si sarebbe dovuta trasformare in una moneta.» — Ornella scriveva nel suo ricettario

Ingredienti

Procedimento

  1. MINESTRA DI LENTICCHIE DI ESAU' Esaù vende il diritto di primogenitura (Hendrick ter Brugghen) Ingredienti: 300 g di lenticchie, 4 cipolle, 1 tazza di salsa di pomodoro, olio d'oliva, 300 g di carne macinata, una carota, prezzemolo, sedano, sale e pepe.

  2. Lavate accuratamente le lenticchie che dovranno essere lasciate a mollo per mezza giornata. Cuocerle in una pentola con aggiunta di una tazza di salsa di pomodoro, un po' d'acqua e tutte le altre verdure tagliate finemente. Con una metà della carne macinata, un po' di pepe ed un pizzico di sale si creano delle polpettine mentre l'altra parte della carne si rosola leggermente in un tegame con 2/3 cucchiai di olio di oliva extra, quindi si aggiungono anche le polpettine preparate e si fanno friggere. Quando le lenticchie sono quasi pronte, si unisce la carne e si lascia cuocere ancora per un'ora e mezza circa.

  3. CURIOSANDO - La lenticchia era coltivata già nel 7.000 a.e.v. nell'area dell'Asia Sud Occidentale e da queste zone si diffuse rapidamente in tutto il bacino del Mediterraneo. Non mancavano nelle tavole degli antichi greci e nemmeno in quelle degli antichi romani; Catone suggerì le norme per meglio cucinarle, mentre Galeno, il famoso medico, ne mise in risalto le virtù terapeutiche. Le lenticchie sono infatti ricche di fibre, amido e proteine, e se consumate insieme ai cereali diventano un piatto completo e digeribile, ricco di amminoacidi essenziali.

  4. Nel Medio Evo, nel periodo in cui la popolazione dell'Europa fu decimata da carestie ed epidemie, la scarsità di nutrienti nelle diete della maggioranza della gente - specialmente i più poveri - impediva un adeguato ripopolamento. I legumi - fra questi anche le lenticchie - cibi poco costosi e facilmente reperibili, contribuirono in modo determinante a fornire proteine e vitamine, migliorando le condizioni di salute (quindi la resistenza alle malattie) di intere nazioni.

  5. LEGGENDA - In Italia le lenticchie sono considerate indiscusse portafortuna: più se ne mangiano, più ricchi si diventa. Tutto merito di un'antica tradizione che voleva si regalasse per il 31 dicembre un portamonete ricolmo di lenticchie ciascuna delle quali si sarebbe dovuta trasformare in una moneta.

  6. Però le lenticchie racchiudono ben altri segreti. Anticamente gli Ebrei le mangiavano quando erano in lutto in ricordo di Esaù che, per un piatto di lenticchie, cedette ciò che di più prezioso aveva. Da portafortuna a simbolo di lutto e di morte, come mai? Perché questo legume ha ispirato nell'antichità usanze diverse, se non opposte? La ragione è presto detta: le lenticchie erano simbolicamente collegate al ciclo di morte-vita-morte della natura. Hanno la stessa storia delle fave. Pensate che a Roma le fave erano segno di buon augurio solo durante le feste dedicate alla dea Flora, protettrice della natura che germoglia, ma per il resto dell'anno venivano considerate impure poiché ritenute cibo per i defunti. Una credenza simile a quella dei greci: Pitagora e i suoi discepoli provavano nei confronti delle fave un vero e proprio orrore. Per loro cibarsi di questo legume equivaleva a mangiare le teste dei genitori, significava alimentarsi di carne umana, comportarsi come bestie feroci, ponendosi agli antipodi dell'età dell'oro. La fava fu dunque disdegnata dai greci ed esclusa dai loro culti oracolari come aveva prescritto Demetra; la leggenda narra che quando la dea giunse nella città dei fenati donò loro tutti i legumi tranne le fave, relegate a cibo per i defunti. Però, come a Roma, anche in Grecia questo legume era per un brevissimo periodo dell'anno rivalutato: accadeva per il mese delle semine quando si celebrava la Pyanòpsia, una rustica festa delle fave in voga nel periodo arcaico e poi via via caduta in disuso nella Grecia classica. (Fonte: Florario di Alfredo Cattabiani)

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