casalinga. Per fare il vero pesto alla genovese occorrono un mortaio di marmo e un pestello di legno .
Se per tritare l'erba si usa il mixer normale, meglio con le lame di plastica perché le lame d'acciaio fanno uscire le essenze amare del basilico e quindi rendono la salsa più amara di quanto dovrebbe essere.
Per 4 mazzetti di basilico, 100 g di parmigiano reggiano grattugiato, 100 g di pecorino romano o sardo grattugiato, 2 spicchi d'aglio, 50 g di pinoli, 25 g di gherigli di noci, 1 cucchiaino di sale grosso. Si pesta il tutto nel mortaio (io lo trito nel mixer, ma non diciamolo a nessuno: è un segreto tra me e voi), e si condisce con 1 bicchiere di olio extra-vergine d'oliva. Si conserva per alcuni giorni in frigorifero in barattolo di vetro ma è consigliabile proteggere la superficie con un filo di olio di oliva.
CURIOSANDO tra gli ebrei Genovesi - Le prime notizie sugli ebrei "genovesi" risalgono all'età romana imperiale. L'afflusso di nuovi ebrei in città, e quindi l'ingrandimento della comunità, inizia a diventare considerevole soltanto nella prima metà del XII secolo: ce lo conferma un provvedimento normativo dei Consoli del Comune, datato 7 gennaio 1134, con il quale gli israeliti vengono sottoposti, al pari di altre comunità straniere residenti a Genova, ad una sorta di "tassa di soggiorno" (tre soldi all'anno per la fornitura dell'olio per l'altare della Chiesa di San Lorenzo).
Nel corso del 1200, la comunità ebraica si sviluppa e si arricchisce rafforzando nel contempo la propria identità etnico-religiosa . In questo periodo i suoi membri fanno costruire una sinagoga.
N el XV secolo é interessante notare il rafforzamento graduale dei rapporti tra cristiani ed ebrei e il rispetto reciproco che ne contraddistingue la convivenza. Lo testimonia un evento piuttosto curioso. Negli Statuti della città di San Remo, dell'anno 1435, leggiamo che le autorità si preoccupavano di disciplinare la vendita delle palme e dei cedri, in modo da riservarne una parte agli ebrei che erano soliti acquistarne per la celebrazione della Festa delle Capanne ( Sukkot ).
Con l'espulsione degli ebrei dalla penisola iberica ( Editto dei sovrani di Castiglia del 1492) la Repubblica di Genova aprì le sue porte ad un certo numero di esuli ' sefarditi '. Questa immigrazione venne accolta dai genovesi con sentimenti contrastanti ma, soprattutto, la Chiesa si oppose all'espansione della Comunità ebraica. Quindi il Governo della Repubblica elaborò alla fine un salomonico ed arguto compromesso che permise ai primi trecento ebrei giunti in nave da Barcellona, nel 1493, di insediarsi in un piccolo quartiere; quelo che, a partire dal 1660 divenne il "ghetto" vero e proprio.
Secondo alcune stime, nel 1662, la comunità ebraica genovese ammontava a 203 unità, mentre nel 1674 questa scese a 174: in quegli anni, infatti, non poche famiglie israelite si trasferirono a Livorno e a Casale dove prosperavano due grosse comunità correligionarie.
Nel 1679 si conclude la clausura forzata degli ebrei genovesi. D al 1752, grazie alla maggiore liberalità dei capitolati di un Governo repubblicano positivamente influenzato dalle correnti del pensiero deista e illuminista inglese e francese (i trattati sulla tolleranza religiosa di Toland e Voltaire erano stati accolti con favore dalla borghesia mercantile colta genovese ) si sviluppa un polo interetnico ebraico-cristiano molto attivo sul piano culturale ed economico. Ma la vera e propria integrazione è ancora lontana. Bisognò infatti attendere il Congresso di Vienna (1815) per raggiungere la completa equiparazione giuridica della comunità ebraica. Fu solo dopo l'annessione della Liguria al Regno di Sardegna, più precisamente sotto il regno di Carlo Alberto, che agli ebrei vennero concessi i diritti civili e la giusta dignità. Da quel momento, la comunità israelitica genovese, pur mantenendo intatta la sua storica e precisa identità religiosa e culturale, riprese a comunicare liberamente ed intensamente con il resto della città, contribuendo non poco al suo progresso.
Il fascismo colpisce duramente la Comunità: nel novembre 1943 sono arrestati e deportati 300 ebrei genovesi, insieme al rabbino capo Riccardo Pacifici, che non volle lasciare la Comunità. Alla sua memoria è dedicata una piccola piazza all'inizio di via Bertora dove oggi è situata la sinagoga.
Dal 1936, alla fine della guerra, a Genova si abilita la Delasem , l'organizzazione di assistenza ai profughi ebrei, che aveva la sede centrale in via XX Settembre. In quindici anni di attività riuscì ad aiutare circa 30.000 ebrei e, ancor prima della fondazione dello Stato d'Israele, dai porti liguri, numerosi emigranti clandestini lasciarono le coste genovesi verso la Palestina.
Dopo la guerra, la Comunità ha ripreso la vita normale. Oggi gli ebrei genovesi sono circa 650.