Preriscaldate il forno a 180°. Montate le uova con lo zucchero fino a farle diventare spumose. Unite tutti gli altri ingredienti mescolando bene prima di aggiungere il successivo, per ultima incorporate la farina setacciata col lievito, in quantità necessaria da ottenere un crema "che scrive" (vuol dire che potresti "scrivere" colando l'impasto con un cucchiaio, perché rimane per un attimo in superficie). Versate l'impasto nelle tortiere e coprite con le mele tagliate a fettine sottili. Ungete e foderate due tortiere (meglio se rettangolari) così le torte si tagliano più facilmente. Infornate per circa 50 minuti, la superficie dovrà risultare soda ed elastica al tatto. Togliete dal forno, lasciate riposare per circa 5 minuti, sformate e fate raffreddare sulla griglia del forno. Sono ancora più buone se si consumano dopo qualche giorno; basta conservarle avvolte in carta stagnola CURIOSANDO - STORIA MITI E LEGGENDE Il miele è simbolo di dolcezza e designa la terra promessa, felice e feconda.
Il termine "miele" appare 55 volte nella Bibbia, 16 delle quali come parte dell'immagine di Israele "terra di latte e miele". Si crede comunemente che il termine si riferisca al miele prodotto dai frutti come i datteri e i fichi. Il miele delle api, tuttavia, è menzionato esplicitamente solo due volte, entrambe in riferimento alle api selvatiche. Il primo racconta di Sansone che estrasse dall'interno del leone da lui ucciso un favo d'api e di miele. La cosa lo mise di buon umore, tanto da spingerlo a formulare un indovinello: "dal divoratore è uscito il cibo, dal forte è uscito il dolce" (Giudici, 14). Il secondo è la storia di Jonathan, figlio del re Saul, che introdusse la mano in un favo durante la battaglia di Mikhmash (Samuele I 14:27).
La testimonianza archeologica della descrizione biblica di Israele come la "terra dove scorrono latte e miele" (o perlomeno il secondo) è stata trovata dai ricercatori dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Gerusalemme: una arnia (colonia di alveari) che risale al periodo biblico è stata trovata negli scavi di Tel Rehov, una delle più importanti città di Israele durante la monarchia israelita, nella valle Beth Shean. Si tratta della prima arnia finora trovata in uno scavo archeologico nell'antico Medio Oriente, hanno detto gli archeologi, e risale al X-IX secolo a.e.v. Nella mitologia greca, rappresentava un alimento sacro agli dei, spesso identificato con la stessa ambrosia, il prezioso liquido con cui le divinità dell'Olimpo solevano nutrirsi. L'identificazione dell'ambrosia col miele deriva dal fatto che quest' ultimo era noto sin da tempi molto antichi per le sue proprietà curative e purificanti.
Il miele è l'alimento con cui la ninfa Melissa nutrì il piccolo Giove, una volta che questi, aiutato da sua madre Rea, riuscì a fuggire dall'ira del padre Crono, un dio spietato che non esitava a divorare i propri figli nei momenti di collera. Quando Giove diventò adulto e sconfisse il crudele padre si ricordò della ninfa che si era occupata di lui e la tramutò in ape, animale sacro agli dei. Si racconta, inoltre, che al tempo in cui gli uomini erano ancora selvaggi e si nutrivano di carne, la ninfa Melissa mostrò e insegnò loro le proprietà dei frutti della natura ed in particolare del miele. Anche la saggezza e l'eloquenza erano doti ottenute grazie a questo prodotto e lo stesso Zeus, re dell'Olimpo, aveva tra i suoi appellativi Melisseo, "nutrito col miele".
Il miele, come simbolo di vita e di morte, o di trasformazione, veniva largamente usato anche nei riti iniziatici, per esempio nei Misteri di Mitra. Alla mitologia nordica è dovuta la leggenda dell'idromele, un miscuglio di sangue e miele dai poteri magici. Con lo stesso nome si chiamava un'isola mitica, regno delle api cui i comuni mortali non avevano accesso. Le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa nell'antico Egitto. Ma ancor prima è stato nutrimento fondamentale delle tribù di cacciatori nomadi che popolavano la terra. Veniva utilizzato per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite. All'epoca dell'unificazione dell'Egitto da parte del faraone Menes (3150 A.E.V. circa) il sovrano dell'Alto Egitto era simbolizzato con l'ape. Gli antichi Egizi lo tenevano in così alta considerazione da offrire ambrosia alle loro Divinità. Il miele veniva utilizzato anche nell'arte dell'imbalsamazione dei defunti; durante la sepoltura dei faraoni accanto al sarcofago venivano posti preziosi vasi contenenti il pregiato nettare, che insieme ad altre cibarie accompagnavano il defunto nel lungo viaggio verso l'altra vita. Durante gli scavi delle tombe sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Gli antichi Romani, invece, utilizzarono il prezioso ingrediente per la realizzazione di un particolare gelato ante-litteram. Secondo una ricetta tramandata da Plinio il Vecchio, i Romani mescolavano miele e ghiaccio tritato finemente e aggiungevano del succo di frutta in modo da creare una crema dolce e fresca.
Infine il miele, se mescolato con lievito ed acqua, diventa una bevanda chiamata "idromele", che nell'antichità veniva fatta bere ai novelli sposi durante il periodo di una luna, per garantire l'arrivo di un figlio maschio. Da questa antica usanza sembrerebbe derivare la tradizione della "Luna di miele". Il miele ha rivestito un forte valore simbolico anche nella letteratura. Secondo Virgilio, era rugiada celeste di origine divina, raccolta dalle api non solo dai fiori ma anche dagli strati superiori dell'aria. Il poeta Pindaro narrava di un indovino che aveva avuto doti divinatorie perché si era nutrito sin da piccolo di solo miele. Euripide dichiara che le Baccanti, raggiunto lo stato di suprema esaltazione, erano capaci con il tirso di far uscire "rivi di latte, mentre i tirsi intrecciati di edera distillano la dolce rugiada di miele". Gli studi dedicati a questo eccellente prodotto di natura confermano le sue doti nutritive, così come le leggende e i miti che lo riguardano ne confermano le potenti doti simboliche. I Sumeri lo mescolavano con argilla, acqua e olio di cedro e lo usavano come crema emoliente, i babilonesi per cucinare, i greci e romani lo apprezzavano quale rimedio terapeutico polivalente e come prodotto di bellezza, oltre che come ingrediente indispensabile in cucina. Sia i greci che i romani ebbero l'intuizione di trasferire il miele dalla tavola alla scienza medica. La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori. Le sue doti lo rendono anche adatto alla preparazione di rimedi curativi, in particolare per le infiammazioni alle vie respiratorie.
In cucina è usato per preparare dolci e biscotti, addolcire bevande e in alcune preparazioni agrodolci. Per l'abbondanza di energia facilmente assimilabile (300 kcal per 100 g), è fondamentale nell'alimentazione dei più piccoli e degli sportivi. Sebbene lo zucchero lo abbia da tempo surclassato, in tutte le ricette è possibile sostituirlo con la stessa quantità di miele. Unica avvertenza: per equilibrare la preparazione bisognerà diminuire gli ingredienti liquidi o grassi di un quinto del peso del miele. Per esempio, se sostituite 100 g di zucchero con 100 g di miele, togliete 20 g di burro o latte. Un'altra accortezza riguarda la cottura in forno: se la temperatura supera i 180 gradi, il miele si caramella e diventa più scuro, rovinando l'estetica e la riuscita del dolce. Per questo le temperature non dovranno essere troppo alte. Se invece vi cimentate nella preparazione di gelati e semifreddi, scioglietelo in un po' di latte o d'acqua prima di amalgamarlo con gli altri ingredienti.